The Queen’s Gambit – gambetto di donna, nome di una tipica apertura degli scacchi – è una serie TV auto-conclusiva in 7 puntate ideata da Scott Frank e Allan Scott. La regina degli scacchi, questo il titolo italiano, è tratta dal romanzo di Walter Tevis ed è disponibile da ottobre 2020 sulla piattaforma Netflix.

Il cast

Beth Harmon interpretata da Anya Taylor-Joy 
Mr. Shaibel interpretato da Bill Camp
Jolene interpretata da Moses Ingram
Helen Deardoff interpretata da Christiane Seidel
Miss Lonsdale interpretata da Rebecca Root
Alice Harmon interpretata da Chloe Pirrie
Mr. Fergusson interpretato da Akemnji Ndifornyen
Mrs. Alma Wheatley interpretata da Marielle Heller
Harry Beltik interpretato da Harry Melling
Allston Wheatley interpretato da Patrick Kennedy
Townes interpretato da Jacob Fortune-Lloyd
Benny Watts interpretato da Thomas Brodie-Sangster
Vasily Borgov interpretato da Marcin Dorociński

La trama

Beth Harmon all’età di nove anni ha perso la madre ed è rimasta orfana. Viene trasferita in un orfanotrofio del Kentucky dove trascorre buona parte della sua infanzia. L’ambiente si dimostra essere molto duro e severo e ai piccoli ospiti, per farli stare tranquilli, vengono quotidianamente somministrati dei sedativi. Beth scopre che il custode tuttofare della struttura si rifugia spesso nel seminterrato dell’orfanotrofio per giocare, da solo, a scacchi. La piccola resta immediatamente affascinata dal gioco e, piano piano, trova il coraggio di chiedere al Sig. Shaibel di insegnarle a giocare. L’uomo si rende subito conto che, soltanto osservandolo nelle settimane precedenti, la ragazzina è riuscita ad imparare alcune regole del gioco. Beth ha un talento innato e, per questo, il sig. Shaibel la segnala al responsabile del suo circolo di scacchi che, colpito dalla sua abilità, decide di farla giocare al di fuori dell’orfanotrofio.

Beth è sempre più attratta dal mondo degli scacchi e passa le notti a studiare le partite immaginandole proiettate dalla sua mente sul soffitto del dormitorio. La ragazza si convince che questa sua peculiare capacità sia dovuta all’effetto dei tranquillanti che le vengono somministrati fin da piccola e si premura di averne sempre a disposizione quando deve studiare o giocare le sue partite.
Ormai adolescente Beth viene adottata. Grazie al rapporto con la madre adottiva e, in virtù dei suoi primi successi e guadagni con gli scacchi, la ragazza inizia a valorizzare la propria femminilità ed il suo look alla moda. La sua carriera di scacchista è ormai pronta a decollare ed il suo talento naturale – che colpisce immediatamente il pubblico e la stampa – fa da contraltare a uno stile di vita che diventa sempre più dissoluto e sregolato.
La sua dipendenza dai farmaci, dalla droga e dall’alcol cominciano a diventare il peggior nemico per la vita e per la carriera di Beth.

La mia recensione

Lo stile della serie è monografico e racconta la vita e l’ascesa di Beth Harmon nell’olimpo dei campioni mondiali di scacchi. Ho temuto, inizialmente ed erroneamente, che la regina degli scacchi potesse risultare una serie monotona e monotematica, sono invece rimasto immediatamente rapito dalla protagonista e dalla sua storia.
Beth è una giovane donna dalla personalità complessa, ma che induce lo spettatore ad esserne affascinato e coinvolto. La sua storia ci mostra il personale percorso di crescita ed evoluzione – non sempre in modo positivo – della sua anima tormentata.

Gli scacchi diventano lo strumento a cui Beth si aggrappa per costruire il suo futuro e affrancarsi nei confronti di una vita che l’ha privata di molte cose. La giovane manifesta così una tempra combattiva ed avida di vittoria che la spinge ad andare sempre oltre e a non abbandonare mai il suo sogno. La regina degli scacchi offre uno splendido spaccato della società americana nella fine degli anni cinquanta. Anche in questo Beth diventa pioniera e paladina, una donna forte e determinata decisa ad imporsi in un ambiente, fino ad allora, riservato ai soli uomini.

Beth Harmon non è certo l’unico personaggio della serie, ma la scelta precisa nella sceneggiatura e nella regia è stata quella di renderla il vero e proprio personaggio centrale. I tanti personaggi di contorno, dal suo primo maestro Shaibel, alla sua compagna ed amica in orfanotrofio, Jolene, dalla madre adottiva, fino ai suoi primi avversari che diventano, in qualche modo, amici, compagni e consiglieri nella sua carriera, risultano essere molto poco approfonditi sia dal punto di vista caratteriale, sia per l’effettivo rapporto che hanno con la protagonista. Non so dire se questo sia un difetto di sceneggiatura o una scelta voluta, ma i comprimari appaiono e scompaiono nell’arco delle puntate a seconda di quanto possano essere, in quel preciso momento, utili e funzionali alle vicende della protagonista.

Dal punto di vista tecnico la regina degli scacchi è scritta bene, pur con qualche momento di calo nel ritmo narrativo. Le inquadrature sono di grande effetto, la macchina da presa che si sofferma sullo sguardo attento ed enigmatico di Beth riesce a proiettare lo spettatore dentro il mondo interiore della giovane ed il suo sguardo verso la realtà che la circonda anche quando questo è offuscato dall’effetto delle droghe e dell’alcool. Le emozioni della protagonista vengono perfettamente descritte così come il suo genio in azione mentre, seduta di fronte al suo avversario, muove le pedine sulla scacchiera.
Beth Harmon è l’unica vera nemica di se stessa e sono proprio le sue contraddizioni ed il suo struggimento interiore ad appassionare lo spettatore. Beth perennemente in lotta contro i suoi fantasmi, contro una società sessista, contro la sua smania di vincere, contro le sue incontrollabili dipendenze. Ne nasce una storia davvero avvincente che ben si presta ad esser vista tutta d’un fiato e dalla quale risulta davvero difficile staccarsi.

 

4 thoughts on “La regina degli scacchi

  1. Hai colto proprio il mio pensiero! Concordo in tutti gli aspetti che hai trattato nella tua recensione. Lei, poi, è assolutamente magnetica!
    Grazie!

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