Anna Baroni si risveglia catapultata dentro un sadico gioco. Quando apre gli occhi si rende conto di essere stata rapita e di essere reclusa dentro la gabbia di un vecchio carrozzone da circo. Anna non è sola, dentro il capannone ci sono altre gabbie con altre persone rinchiuse proprio come lei. Su ciascuna di esse, in cirillico, è scritto il nome di un animale.

«Immagina di trovarti nel peggiore dei tuoi incubi. Se non riesci a svegliarti, sei nello zoo.»

Settimana dopo settimana, Anna inizia a conoscere i suoi compagni di disavventura ed in una serrata altalena emotiva passerà dalla paura, al desiderio di morire al più presto fino ad arrivare a cercare un modo per evadere e salvarsi.
Un gioco sadico accompagna la vita quotidiana dei personaggi. Il loro aguzzino segue un preciso rituale. Al termine di ogni settimana li addormenta con un potente sonnifero e mescola le carte del mazzo modificando la posizione delle celle. Li alimenta con poca acqua ed avanzi di cibo – alimenti e pulizia sono però riservati solo a chi si comporta bene – li cura quando stanno male per evitare che qualcuno trovi una scorciatoia per abbandonare il gioco senza permesso.
Ognuno dei prigionieri pare avere un compito preciso ed hanno caratteristiche e temperamenti diversi. Anna diventa, ben presto, un vivace elemento di disturbo, provoca e stuzzica i suoi compagni, cerca di scoprire il senso di quel macabro gioco per fare uscire allo scoperto il suo rapitore e provare ad avere salva la vita.

La storia, pur giungendo ad una conclusione, lascia spazio ad una terza parte, il romanzo “Vengo a prenderti” pubblicato nel 2020 – la prima parte è scritta nel romanzo “Io so chi sei” che Paola Barbato ha pubblicato nel 2018. Una sorta di trilogia della prigionia che, di fatto, risulta essere uno dei temi cardine di Zoo. Tutta la storia è narrata dal punto di vista di Anna – ho molto amato l’inserimento diretto dei suoi pensieri, talvolta contrastanti, tra le righe del racconto. L’autrice è molto abile nella caratterizzazione di ciascun personaggio e riesce a scrivere un thriller dal ritmo serrato nonostante il vincolo di non poter mai cambiare l’ambientazione delle scene.
Paola Barbato riesce abilmente a trasmettere l’aria che si respira dentro il capannone, ci fa cogliere ogni particolare facendoci percepire il clima claustrofobico di quelle gabbie, tanto da permetterci di immaginarle, di sentire e vedere gli odori, i colori, l’umidità e la sporcizia in cui i prigionieri sono costretti a vivere.
Zoo è un intenso thriller psicologico, ricco di suspence e di colpi di scena che riescono coinvolgere e tenere il lettore incollato alla storia ed alla sua protagonista che, pur trasformandosi da giovane ed impaurita ragazza a donna senza scrupoli e con punte di crudeltà che l’istinto di sopravvivenza e la disperazione fanno emergere, riesce a mantenere viva la simpatia di chi legge e la speranza che, alla fine del libro, possa davvero uscire salva e libera.
Lo stile di Paola Barbato è molto diretto, talvolta crudo – sebbene la storia venga a sprazzi illuminata da intensi momenti di umanità – perfettamente adeguato alla trama che racconta ed, allo stesso modo, spiccano per grande realismo tutti i dialoghi tra i personaggi, uomini e donne ridotti a bestie sottomesse e torturate senza una apparente ragione. Uomini e donne che la disperazione porta ad un livello primordiale in cui esiste una sola legge: Mors tua vita mea.

L’autrice

Paola Barbato è nata a Milano nel 1971.
Ha lavorato come sceneggiatrice di fumetti, tra cui Dylan Dog ed ha scritto e pubblicato i romanzi Bilico, Mani nude (vincitore del Premio Scerbanenco), Il filo rosso, Non ti faccio niente, Io so chi sei e Vengo a prenderti.
Ha scritto e co-sceneggiato la fiction Nel nome del male.

La scheda del libro

Autore: Paola Barbato
Titolo: Zoo
Editore: Piemme
Serie: Thriller psicologico
Pagine: 448
Data di pubblicazione: maggio 2019
Genere: Thriller

 

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