“Lavoro per una testata cittadina, curo la pagina culturale e dirigo anche l’allegato femminile. So cosa vuol dire essere parte di una redazione di serie A e non è questo. Io aspiro a riprendere una carriera nazionale e a farlo entro pochi anni.” (cit.)

Scilla Chiaravalle è una giornalista talentuosa che ambisce a tornare a lavorare, ad alti livelli, in una testata importante. Scilla è una donna determinata e indipendente, i suoi modi schietti e decisamente diretti non suscitano, di norma, grande simpatia, soprattutto nelle persone che devono lavorare con lei.

Aiace Scuderi è un luminare, primario di oftalmologia a Firenze che, da tempo, sta provando a trasferirsi definitivamente negli Stati Uniti per lavorare in una clinica che considera all’altezza del suo talento. Le sue indiscusse doti professionali, però, fanno da contraltare ad una chiara carenza di sensibilità con i suoi pazienti, motivo per cui la sua candidatura alla Johns Hopkins di Baltimora viene sistematicamente respinta.

“La gente crede di voler sapere, di voler essere consolata per lenire i timori, ma desidera solo soluzioni concrete e sicure. Io le fornisco con scientifica ed empirica certezza, ma non ho tempo per le moine empatiche. Io sono Dio, io dono la vista alle persone, sono il chirurgo oftalmico migliore del mondo.” (cit.)

Un distacco della retina porta Scilla all’incontro con Aiace, il medico che si prende a cuore il suo caso e la opera. Tra i due nasce una immediata attrazione reciproca che dovrà fare i conti con le ambizioni professionali, i temperamenti certamente particolari, la scarsa disponibilità a far davvero entrare qualcuno nella propria vita.
In questo Scilla ed Aiace sono molto simili, un uomo ed una donna che hanno raggiunto il loro equilibrio, totalmente dediti al lavoro e ormai abituati ad avere un preciso controllo sulle proprie vite professionali e sentimentali.

“Non mi sono mai voluta infognare in un matrimonio per non ritrovarmi depressa, obesa e cornuta, in tuta e pantofole a forma di coniglio, a rendere conto sempre allo stesso pezzo di inutile idiota.” (cit.)

Aiace una compagna ce l’ha. Agnese è una collega, figlia del suo mentore in ospedale, scomparso da qualche anno. L’uomo, però, non lascia che la donna entri davvero nella sua vita e sebbene si frequentino da anni e lei desideri un rapporto stabile, la tiene sempre ad una certa distanza. Un rapporto nato per riconoscenza verso il padre della compagna che si è trasformato in un affetto sincero, l’unica dimensione che Aiace è in grado di dare ad un rapporto di coppia.

“La ripugnanza verso il dolore che le avrei inflitto mi ha tenuto legato fino adesso alla nostra storia, insieme al ricordo di suo padre, alla fedeltà che gli dovevo e alla promessa che gli feci sul letto di morte e al fatto che lei sia stata la migliore compagna e devota aiutante della mia scienza.” (cit.)

L’incontro tra i due protagonisti è di quelli che sconvolge la vita, fa crollare le certezze e mette in discussione ogni progetto ed abitudine. Naturale, quindi, che Scilla e Aiace provino a opporsi in ogni modo all’esser travolti dalla situazione. Il modo più semplice pare quello di relegare il loro rapporto ad una mera relazione fisica, senza futuro e senza troppi coinvolgimenti.

“L’ultima volta che ho detto sì a una donna ho fatto l’errore più grosso della mia vita, mi sono distratto. Ero così preso da Lorely da sbagliare un intervento, da non salvare la vista a un ragazzino che in me aveva posto le sue speranze. E alla mia età non posso permettermi altre distrazioni, devo rimanere concentrato. Eppure, Scilla è una sirena che non riesco a contrastare, la mia volontà si sta rivelando debole. “ (cit.)

Si possono davvero controllare le emozioni e i sentimenti? Ci si può sottrarre a ciò che il destino pare averci riservato?
Esce oggi Mani sugli occhi di Pitti Duchamp che ho avuto modo di leggere in anteprima. Un romanzo che risponderà a queste domande attraverso l’evoluzione della storia dei due protagonisti ai quali il lettore è portato naturalmente ad affezionarsi, nonostante le evidenti spigolature caratteriali che li contraddistinguono.
Una storia d’amore molto realistica in cui è facile immedesimarsi scoprendo che, spesso, i veri nemici di ogni relazione amorosa siamo proprio noi stessi.
Non conoscevo l’autrice – non mancherò di recuperare la lettura dei suoi romanzi precedenti – ed è stata una piacevolissima scoperta. Ho amato il suo stile di scrittura molto semplice e moderno, ricco di metafore estremamente dirette ed efficaci, che ha dato vita non solo ad una storia appassionante, ma anche a due personaggi complessi, descritti e caratterizzati in un modo davvero ben riuscito.
Risulta naturale appassionarsi alla storia di Aiace e Scilla, alle evoluzioni della trama, ai loro distacchi e agli incontri per arrivare a scoprire se il loro amore avrà, oppure no, il lieto fine che sembra meritare.

L’autrice

Classe 1981, fiorentina, Pitti Duchamp vive tutt’ora in provincia di Firenze.
In self ha pubblicato per la serie D’amore e d’Italia: L’Arabesco, Lupo di primavera, La gran dama, Il pugnale e la perla nera, La fiamma del ghiaccio.
Ha partecipato alla raccolta Natale a Pemberly con uno scritto ispirato a Orgoglio e pregiudizio e alla raccolta Cuori fra le righe con un racconto ambientato durante la Grande guerra. Per DRI Editore ha pubblicato Frittelle al miele e altre dolcezze e Stupefacente banalità.
Per Words Edizioni ha pubblicato Il Farabutto e la Sgualdrina e il romanzo contemporaneo Sabbia Bianca, primo volume della tetralogia I Giganti del Calcio Storico.

La scheda del libro

Autore: Pitti Duchamp
Titolo: Mani sugli occhi
Editore: Word Edizioni
Pagine: 165
Data di pubblicazione: 28 Gennaio 2021
Genere: Romance

2 thoughts on “Mani sugli occhi

  1. Come Sempre, Claudio Sandrini ci ha abituati troppo bene! Le sue recensioni hanno il dono di coinvolgere e incuriosire senza fare spoiler…e non è poco. Ben delineata la trama e le caratteristiche dei due personaggi. La tentazione è quella di leggere il libro per cogliere la qualità della scrittura. Sarà all’altezza della recensione?

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