Recensione di “Una storia come tante” di Michele Vincelli

“Quello tra Angelina e Domenico fu amore vero, non un matrimonio combinato, per cui la giovane nonostante non avesse notizie da anni, continuava ad aspettare il ritorno dal fronte del suo amato. Angelina era una donna testarda. Voleva Domenico e Domenico doveva avere. Donna indomabile e pericolosa come il fuoco. Era impossibile ingannarla ed estremamente precisa e ostinata in ciò che faceva. Ci metteva l’anima nelle cose e pretendeva l’anima dalle cose. Domenico invece una persona buona e leggera come il vento. Beh, solo il vento era capace di controllare quel fuoco senza scottarsi. Sapeva ridere alla vita e accogliere la bellezza che i più trascurano. La bellezza più grande di questo mondo la trovò negli occhi di Angelina. ” (cit.)

Casacalenda, Molise. Seconda guerra mondiale.
Trascorsa una sola settimana dalle nozze, Domenico e Angelina sono costretti a separarsi. Il giovane è chiamato a combattere in Grecia e Albania per poi ritrovarsi rinchiuso in un campo di prigionia nazista in Germania. La ragazza rimane nel paese, faticando ogni giorno nei campi e aspettando, per sei interminabili anni, il ritorno a casa del marito.

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Domenico e Angelina

Senza ricevere alcuna notizia Angelina vive ogni giorno nell’attesa, provando a restare aggrappata, con tutta se stessa, alla speranza di riabbracciare l’amore della sua vita. Una speranza che si infiamma quando la magara Loreta, fattucchiera del paese, la invita, in una notte di luna piena, ad attendere un segno osservando il cielo dalla finestra.

“Quella notte di fine giugno, calda e appiccicosa, era estremamente importante per la giovane; l’oscurità le avrebbe finalmente sussurrato il suo destino. A pochi minuti dalla mezzanotte, affacciata dalla finestra più alta di casa, faceva sentinella al buio in attesa di quell’agognata risposta. ” (cit.)

La risposta arriva e la stessa magara, chiamata a interpretarla, le comunica che i segni dicono che Domenico è prigioniero, ma vivo.

Quando Michele Vincelli mi ha contattato per propormi la lettura del suo romanzo, sono stato immediatamente colpito dalla sua presentazione e dalla sinossi. L’autore, infatti, ha iniziato a progettare il suo racconto dopo un intervento chirurgico che lo ha costretto a un mese intero di convalescenza.  Durante quei giorni complicati, Michele ha deciso di raccontare alla figlia, che sarebbe nata pochi mesi più tardi, la storia d’amore dei suoi nonni.
La lettura del romanzo non ha deluso le mie aspettative, confermando la percezione positiva e la curiosità che avevo provato di fronte alla proposta dell’autore.
Il racconto è davvero ben strutturato e, fin dalle prime pagine, coinvolge il lettore al punto da rendere molto difficile staccarsene. Una storia come tante capace, però, di emozionare nel profondo, commuovere e far riflettere attraverso i numerosi spunti che Michele Vincelli offre dentro lo scorrere delle pagine.

“La strada può decidere il percorso ma il viandante dove arrivare. A quel punto, sicuramente, non c’è via migliore di altra perché sono i sentieri dentro noi a condurci al nostro destino.” (cit.)

Un destino che spesso porta a attraversare tempeste come quelle patite da Domenico e Angelina, ma che lascia intravedere sempre una luce di speranza anche dentro le circostanze più avverse e dolorose. In questa speranza contro tutto e tutti, contro la violenza più illogica come quella della guerra, risiedono, a mio parere, la dignità e la statura umana dei nonni di Michele, protagonisti di una storia che meritava davvero di essere raccontata. L’importanza della tradizione che ripropone valori necessari – forse più di prima – anche oggi, della vita dei nostri “anziani” con le storie e le esperienze che rischiano di finire nell’oblio se non vengono scritte e tramandate.
Angelina. Una giovane donna che vive ogni istante nell’attesa del suo amore, disperso chissà dove, per combattere una guerra senza ragioni. Una donna che non trascura nemmeno un giorno il faticoso lavoro nei campi e la preghiera per sostentarsi, ma anche per non essere sopraffatta dalla disperazione.
Domenico. Un ragazzo reso uomo dalla violenza della guerra, sopravvissuto a crude battaglie e ora rinchiuso al freddo in un campo di lavoro.

“Gli avevano tolto tutto: i suoi campi, i suoi ricordi, ma non lei. Angelina era come un bullone arrugginito di ferrovia; troppo incrostato d’amore da svitare o rimuovere. Domenico sistemava ossessivamente le traversine solo per la speranza di rivedere sua moglie. Aveva difficoltà a considerarla moglie, solo una settimana di matrimonio avevano trascorso insieme, però quella ragazza era l’unico senso in un mondo che aveva perso ogni logica. ” (cit.)

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Una lettera di Domenico a Angelina

Due protagonisti splendidi nella loro semplicità.
Un racconto capace di regalare molteplici emozioni e riflessioni, scritto con il cuore di chi, per ovvi motivi, lo sente suo, con cura e precisione storica e con quel pizzico di ironia sempre ben dosata. Splendidi sono anche gli scorci della vita rurale di Casacalenda di quegli anni, così abilmente descritti da Michele Vincelli che riesce a prenderci per mano e accompagnarci nei vicoli del paese fino al timido spiazzo di via Termoli in cui ci si trova davanti al bivio che, almeno una volta, ciascuno per suo conto e dove vive, deve affrontare scegliendo quale strada percorrere per realizzare se stesso.

“La verità è che siamo invasi da “scale a L”, rapide, comode ma vuote scorciatoie che portano dove bisogna arrivare ma che trafugano la bellezza del cammino. Ogni bivio della vita ne ha una. L’imprevedibilità della sorte però è smisurata, e come diversi per virtù o sentimento sono i figli nati dalla stessa madre, così sono differenti le strade che sebbene partano dallo stesso punto, raggiungono orizzonti molto diversi. ” (cit.)

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Casacalenda oggi

Molto bella e significativa la sinossi – che ho deciso di riportare – scritta da Michele Vincelli per il suo romanzo:
Una storia di guerra e amore, di sacro e profano, di note bianche e note nere.
Una storia di attesa. Di buio e luce. Di estate e di inverno.
Una storia di fili. Fili che s’intrecciano e che a volte non si vedono.
Una storia di rabbia e lavoro, di miseria e fatica.
Una storia di strade. Strade da scegliere, in cui perdersi o ritrovarsi.
La storia di un incontro. Di anni di silenzio, paura e dolore.
Una storia di gente semplice che vive di terra e di cielo.
La storia di un treno che porta via e che qualche volta riporta indietro.
La storia di un fiocco di neve.
La storia di un uomo, dei proiettili che aveva in corpo e una cicatrice nel respiro.
Una storia semplice, di gente che vive e che muore.
Una storia in cui la luna parla e sussurra la verità a chi si fida di lei.
Una storia di giusto e ingiusto.
Una storia effimera… come un colpo di grancassa.
La storia di un viaggio, per lasciare alle spalle la paura.
In fin dei conti… una storia come tante.

L’autore

Michele Vincelli vive a Casacalenda, in Molise. Lavora in una comunità terapeutica con persone affette da disturbi mentali gravi e da poco ha avviato il suo studio privato da psicologo.

La scheda del libro

Autore: Michele Vincelli
Titolo: Una storia come tante
Editore: Il mio libro Self Publishing
Pagine: 232
Data di pubblicazione: 2 agosto 2021
Genere: Storico/Biografico

 

 

2 Comments

  1. Caro Claudio voglio ringraziarti di vero cuore per la tua bellissima recensione. Credo tu sia riuscito a toccare l’essenza del racconto…e per fare ciò penso sia stato indispensabile il tuo sguardo empatico e attento sul mondo.Continua a raccontarci quello che vedi…

    Michele

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